Modena Camorra City. I casalesi hanno preso casa in Emilia

Ferrari 360 Modena

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C’è il pericolo serio di un radicamento che, a mio giudizio, possiamo anche evitare se il contrasto sarà efficace, continuativo, costante nell’attività di investigazione e soprattutto aggredendo i patrimoni”. Sono le parole del procuratore di Bologna, Roberto Alfonso. Il pericolo di un radicamento della camorra in Regione è reale. E se nel marzo 2009 il prefetto di Parma, Paolo Scarpis, dichiarò, con involontaria ironia e suscitando numerosi mugugni, che le Camorra nella sua città è “solo una sparata”, a soli 60 chilometri di distanza le cose sembrano essere differenti.

A Modena, infatti, sono state 25 le notifiche di arresto per esponenti del clan dei Casalesi, tutti residenti nella città emiliana. La Guardia di Finanza di Bologna e la Dda hanno sequestrato beni per un valore di 6 milioni di euro, che comprendono 35 immobili, 23 automobili e moto di lusso.
Mario Temperato e Alfonso Perrone sono due tra i più importanti camorristi arrestati. Il primo era in stretto contatto con il figlio di “Sandokan” Schiavone e “intenditore” raffinato delle regole del clan; il secondo, invece, vantava la conoscenza diretta di Michele Zagaria. Entrambi i boss, abituati al lusso con l’uso di Ferrari e vestiti griffati Armani, arrivata la sera, si svestivano delle loro ricchezze per andare “a punire”, così dicevano tra di loro. Estorsioni, riscossioni di credito. Via Ferrari e vestiti Armani, fuori spranghe e pistole, pronti a spaccare mandibole e mascelle a mazzate. Per lo più per debiti ancora non saldati.

Roberto Alfonso, procuratore di Bologna, sottolinea come “imprenditori, associazioni di categoria, devono denunciare i tentativi di infiltrazione mafiose. Avranno in cambio la protezione che occorre. Sia per loro, che per la famiglia”. Un netto incoraggiamento del magistrato siciliano, arrivato in terra emiliana dopo lunghi anni alla Direzione nazionale antimafia fra le fila di Piero Grasso.
“È necessario – continua – che le vittime di estorsione e usura denuncino i reati subiti e che abbiano maggiore fiducia nello Stato, prendendo consapevolezza dell’esistenza di disposizioni normative in materia di protezione e assistenza dei testimoni di giustizia e di cospicue provvidenze economiche erogabili dal fondo antiracket e dal fondo antiusura per imprenditori e commercianti, parti offese di questi delitti. Lo Stato è in grado di fare concretamente qualcosa per loro”.

La mafia in Emilia Romagna c’è. Nessuna sorpresa. Per Cosa Nostra, ‘ndrangheta e, soprattutto, camorra queste terre sono viste come luogo sicuro per riciclare denaro, per investire i guadagni “sporchi”. Sarà facile per loro fino a quando si continuerà a negare la presenza di infiltrazioni mafiose sul territorio. Molto meno quando si prenderà coscienza della realtà che ci circonda.