Mafia: Matteo Messina Denaro camuffato in giro per Castelvetrano

Matteo Messina Denaro GraffitoRisvolti sorprendenti emergono dalle indagini dell’operazione Golem 2 che ha condotto una settimana addietro al fermo di 18 persone da parte della Polizia su ordine della Procura antimafia di Palermo. E confermando un quadro già emerso si scopre che nella latitanza del capo mafia belicino Matteo Messina Denaro, 48 anni, latitante da 17, un ruolo fondamentale ha svolto l’imprenditore Giuseppe Grigoli, il “re” dei supermercati in Sicilia Occidentale. Non solo lui a disposizione, ma l’intera struttura commerciale e con essa anche alcuni dei dipendenti della società “6 Gdo” di proprietà del gruppo Grigoli.

Uno di questi dipendenti è tra gli indagati (destinatario di avviso di garanzia) dell’operazione Golem 2. Si chiama Baldassare Bruno, castelvetranese, 67 anni, è uno dei più stretti collaboratori dell’imprenditore Giuseppe Grigoli. Grigoli è stato arrestato dalla Polizia nel dicembre 2007 ed è ora sotto processo per mafia davanti al Tribunale di Marsala, dove è coimputato col latitante Matteo Messina Denaro.

Alla luce di ciò che emerge dalle indagini Golem 2 risulta ancora più clamorosa, per la sua infondatezza, una testimonianza di Grigoli che a proposito della conoscenza con il boss latitante davanti ai giudici l’aveva negata con un «mai conosciuto» pronunciato più volte, con quel «mai» allungato con la voce quasi all’infinito per sottolineare che quella da lui detta era la verità. E invece la voce di Bruno e quella della moglie di questi, finite intercettate, per non parlare poi di alcune intercettazioni fatte in carcere, durante colloqui tra Grigoli e sua moglie, Maria Fasulo (anche lei “avvisata” di reato) smentiscono le dichiarazioni di Grigoli. Addirittura emerge la circostanza che un paio di anni addietro, in una occasione, Matteo Messina Denaro poteva trovarsi addirittura negli uffici commerciali del gruppo Grigoli, a Castelvetrano, in via Partanna.

Bruno risulta essere operaio del gruppo Grigoli, ma in realtà secondo gli investigatori di Polizia è stato un «segretario particolare» di Grigoli, tanto stretto con lui che la moglie di Bruno canditamente confessa parlando con una sua amica che dopo l’arresto di Grigoli, circostanza che l’aveva fatta piangere, vedendo la sua foto sui gionali, in manette, il giorno della cattura, si era preoccupata anche per qualcosa che poteva accadere al marito.

Discussioni «intercettate» già a partire dall’indomani dell’arresto di Grigoli (21 dicembre 2007) dentro un’auto nella disponibilità dei coniugi Bruno, ma intestata alla società «6 Gdo» del gruppo Grigoli. E la moglie di Bruno, Maria Merli, parlando «tradisce» che il marito aveva davvero un ruolo di «particolarissimo» segretario di Grigoli. Riferendo così del tenore di alcuni «ordini» che Grigoli dava al marito: «…questo lo dobbiamo dare a questo, a questo ci devo fare questo biglietto, a questo quest’altro biglietto… siamo in mezzo ai soldi».

È da questi colloqui che emerge un fatto importante, la conferma che il latitante Matteo Messina Denaro non è lontano da Castelvetrano, anzi nel paese del Belice il boss avrebbe avuto modo di circolare. Frequentando gli uffici commerciali del gruppo Grigoli. Un periodo può essere stato quello dell’estate del 2006. È ancora la moglie di Bruno che parla e svela di essere rimasta perplessa una volta quando accompagnando il marito negli uffici di Grigoli, non fu fatta salire. Poi chiese spiegazioni al marito che lei dice essere stato evasivo. Alla donna l’uomo si limitò a dire che questo era accaduto perchè negli uffici c’era Filippo Guttadauro, all’epoca ancora libero, cognato del boss latitante.

La donna commentando però dava un’altra spiegazione, che invece negli uffici poteva trovarsi «chiddu», il latitante: «…l’ho detto a lui e siccome quando non c’era nessuno io… salivo a primo piano con lui ad annaffiare le piante questa volta invece mi ha detto di rimanere ad aspettarlo dicendomi che c’era Guttadauro… ed io avevo capito che c’era chiddu …». Tempo dopo marito e moglie (raccontava ancora la Merli all’amica) erano tornati a parlare dell’episodio e stavolta Bruno le dava ragione: «Nino sai che io avevo capito…». «Proprio così c’era chiddu!». «Io non lo conosco». «Quello veniva camuffato».