Il sogno americano di Salvatore Totino

(di Domenico Logozzo)

Salvatore Totino

Salvatore Totino (Scott Shepard)

Emigrazione, non sempre vuol dire emarginazione. Quando il merito è premiato. L’America, patria indiscussa della meritocrazia, scopre e valorizza i talenti calabresi, in diversi campi. E domenica notte la scelta è caduta su chi realizza il cinema di qualità. Con intelligenza e genialità. Nel momento del trionfo si afferma la fierezza delle origini, come ha fatto Mauro Fiore, nella notte degli Oscar, ritirando il premio al grido: «Viva l’Italia».

Ritornano così alla mente le parole di Corrado Alvaro: «Ricordati di essere artista, soltanto artista, cioè uomo. Così potrai servire il tuo paese e te stesso». Tutto questo riassume esemplarmente un personaggio di straordinario valore artistico e umano come il direttore della fotografia di “Avatar”. Partito dal piccolo comune di Marzi, è arrivato al vertice del cinema mondiale. E questo, diciamolo con fierezza, non è un caso isolato, in una regione che purtroppo continua ad esportare saperi e ottimi cervelli. È infatti originario di un paese calabrese un altro grande direttore della fotografia, Salvatore Totino. Oggi i più importanti registi americani se lo contendono.

Tra i lavori più noti: “Cinderella Man”, il “Codice da Vinci”, “Frost-Nixon, il duello” e “Angeli & Demoni”. Nato nel 1964 a New York City, nel popoloso Borough di Brooklyn, è figlio di due emigranti di Gioiosa Jonica: Gina Candido e Orlando Totino. Mentre a Marzi e in Calabria tutti attendono con ansia e gioia il rientro del “premio Oscar”, Salvatore Totino nella terra di origine è ritornato dopo 34 anni, nel giugno del 2007.

In paese ricordano ancora oggi con commozione la promessa fatta dopo avere rivisto la casa dei genitori, nel centro storico, di fronte al meraviglioso Castello Aragonese: «Giuro che verrò ancora, non aspetterò più che passi tanto tempo. Mi sento di essere tornato a casa. È stata una grande rivelazione per me». Ed è stata soprattutto una grande festa collettiva.

A Gioiosa Jonica e a Gerace, dove ha ottenuto la cittadinanza onoraria dai sindaci dei 42 comuni della Locride. Un figlio della Magna Grecia,che esalta la “culla della cultura italiana”. Grande anche nell’esternare i sentimenti di affetto per la terra da dove sono partiti i genitori: «Onorato delle mie radici», ha detto commosso ai gioiosani. Contro ogni pregiudizio, certo che in questa regione non c’è solo delinquenza, illegalità, barbarie, incultura. C’era è c’è gente buona e giusta. Che lotta con coraggio, ma non deve essere abbandonata alla mercè delle forze antisociali che minano la serena convivenza e attentano alla democrazia.

Un figlio di calabresi che ha sempre messo davanti a tutto la sua “calabresità”, con un forte senso di affetto e pure di riconoscenza. Senza timori di prevenzioni stupide quanto odiose, che all’inizio del secolo scorso provocarono tante umiliazioni ai nostri poveri emigranti. Vive nella grande Los Angeles, dove oramai è uno dei più apprezzati direttori della fotografia, ma non dimentica mai la sua Gioiosa. È in alto, ma guarda in basso, alle sane radici. Come emerge chiaramente dalle interviste rilasciate in America dopo gli ultimi successi cinematografici.

Leggiamo su un sito internet: «Totino è fiero delle sue origini e dell’educazione ai valori di base calabrese inculcatagli dai genitori ». E poi viene riportata questa significativa riflessione, che è anche una illuminante lezione per chi non riesce a comprendere che alla base di ogni meritato successo c’è sempre un grosso sacrificio: «È importante amare quello che si fa. Io l’ho sempre fatto. E lo faccio tuttora con l’impegno e l’umiltà di sempre. I miei genitori sono arrivati in America ed hanno lavorato veramente sodo per crearsi una vita onesta, dignitosa e migliore. Questo esempio ha forgiato parecchio il mio carattere. Son partito dal nulla, hanno creduto in me. Ed ora voglio rendere il favore mettendomi a disposizione di chi desidera avviarsi nell’attività cinematografica».

Un artista generoso. E questo l’ha confermato anche a Gioiosa Jonica, parlando con i giovani: «Siate sempre seri, studiate, impegnatevi a fondo, scegliete l’obiettivo che desiderate e perseguitelo con ottimismo, senza mai scoraggiarvi, con umiltà, ma senza mai perdere la vostra personalità. Soprattutto vi invito ad osservare tutti i minimi particolari ed apprendere con umiltà da chi vi sta davanti. Partite anche dai lavori più umili, anche se vi offrono lavoro non retribuito per un solo giorno, come è successo a me. Esprimete senza timori le vostre capacità. E se qualcuno ha bisogno di me sono completamente disponibile. Gli altri hanno aiutato me. Io voglio aiutare voi».

E la ricercatrice dell’Università della Calabria, Marcella Giulia Lorenzi, spiega che alla domanda su cosa avrebbe potuto fare per la Calabria, Totino aveva risposto: «Sono molto ottimista che si possa fare qualcosa con gli operatori e le strutture locali e regionali, ma soprattutto penso che si possa fare molto con l’Università della Calabria, ed in particolare con il corso di laurea in Dams, a cui ci tengo molto». A disposizione della sua terra. Per la crescita culturale. Contro il sottosviluppo.

È ripartito con la Calabria nel cuore. Toccanti le sue parole nel momento di riprendere l’aereo per gli Stati Uniti con la moglie, i figli ed i genitori, dopo avere passato cinque intensi giorni in provincia di Reggio, incontrando giovani, studenti, docenti universitari, appassionati di cinema, ai quali ha rivelato tanti segreti, mostrando e commentando passi fondamentali dei suoi maggiori film. Un artista a portata di mano, ansioso di trasferire le sue conoscenze agli altri, senza gelosie o egoismi. Un bel rapporto instaurato con la popolazione. Che si riassume in queste parole molto toccanti e profonde: «Partendo lascio qui una parte di me. Però una parte la porto anche con me. Ed è una cosa che sono felice di portare con me e di possedere. E continuerò ad usarla come ispirazione».

Ecco i sani valori che la Calabria sa trasmettere ai suoi figli. Intelligenze che si impongono all’estero. Emigranti della grande arte che diventano ambasciatori della Calabria dei talenti, contro la malapianta dei malviventi! Artisti che la Calabria non può non onorare così come hanno fatto il comune di Gioiosa Jonica e il Comitato dei sindaci della Locride e come si stanno preparando a fare a Marzi. Salvatore Totino e Maurizio Fiore, fanno parte di quella ampia sfera di italiani protagonisti dello sviluppo e innovativi, in tutti i settori emergenti del “miracolo americano”.

Non emigrano più braccia. Ma cervelli d’Italia sì. E i figli e i nipoti degli emigranti danno oggi impulsi determinanti allo sviluppo degli States. Creativi, forti delle radici culturali, sono moralmente un motivo d’orgoglio per noi ed una risorsa reale per la più grande potenza mondiale! E allora perchè non creare le condizioni per fermare la fuga di cervelli, favorire il ritorno di quelli che si sono formati nelle università italiane ed hanno trovato il giusto appezzamento del loro valore all’estero, dove la meritocrazia è un diritto rispettato e non costantemente mortificato come avviene in Italia? L’interrogativo viene ripetutamente posto. Ma le risposte serie finora sono mancate. Il pessimismo sembra d’obbligo.

E forse aveva proprio ragione Alvaro: «Non si impara mai niente dai nostri errori e dalle nostre tragedie. Ripetiamo sempre i medesimi atti, come la natura e gli animali ripetono sempre le medesime operazioni. Perciò la nostra storia è monotona, come quella delle api, o degli alberi. La nostra non è storia; è biologia».