Storie di mafiosi, eroi e cacciatori. Il Clandestino intervista Laura Aprati e Enrico Fierro

(Tratto da Il Clandestino – Intervista di Giovanni Zambito)

Talking, parlareLa mafia non è più quella delle coppole e delle lupare. Si occupa di economia, banche e finanze, e condiziona la politica. Spara sempre meno e fa sempre più affari. Dal Sud ha risalito la penisola e si è radicata al Nord e oltre. Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e “cacciatori” (libro+dvd, Rubbettino Editore, pagg. 179, euro 15,00) racconta tutto questo.

Il Clandestino ne ha intervistato i curatori Laura Aprati ed Enrico Fierro.

“Non è un lavoro dedicato ai mafiosi o alle sentenze che li riguardano – affermano – ma alle persone che ogni giorno combattono questo male che colpisce soprattutto le regioni della Campania, Calabria e Sicilia ma anche il Nord e i paesi stranieri dove si è infiltrato e mimetizzato”.

In che cosa Malitalia si distingue da altri volumi sulla mafia?
Di libri tecnici ce ne sono tanti, ma non era nostra intenzione di fare un romanzo per non rendere uno più o meno eroe di altri, fornendo così stereotipi falsi, bensì raccontare la verità, la vita così com’è. Sono storie di persone spesso dimenticate anche da noi giornalisti: è più facile infatti raccontare un episodio crudo piuttosto che narrare la vita di coloro che non stanno sotto la luce dei riflettori. Le forze dell’ordine sono al centro delle attenzione solo nel momento dell’arresto ma nessuno sa come vivono durante le indagini.

Ci potere fare qualche esempio a tal riguardo?
Il capo della ‘Catturandi’ di Trapani, che sta cercando Matteo Messina Denaro, l’ultimo capo di Cosa Nostra, ha rinunciato ad avere figli e poteva fare il commercialista. Il Capo della Mobile, che al liceo aveva fondato un giornalino che parlava contro la mafia, da sei anni vive nell’alloggio della Questura. I carabinieri dei ‘Cacciatori di Calabria’ vivono nel vecchio aeroporto di Vibo Valentia. Uno di loro tornando nella sua terra è stato disconosciuto da molti amici e il figlioletto a scuola viene messo da parte perché il padre è uno sbirro. Insomma scegliere la legge ti rende diverso: è proprio vero che in queste regioni c’è un regno con due re, dove l’infiltrato è lo Stato. Queste persone sono come afferma Dacia Maraini dei modelli perché vivono la loro vita dove la normalità è così rara da renderli “eroi”.

La mafia ha sempre avuto il dono di sapersi camuffare ed essere flessibile. Il salto di qualità degli ultimi 10-15 anni in che cosa consiste esattamente?
Esiste la terza generazione formata da professionisti come medici e avvocati entrata nella società civile con un volto pulito e tanta disponibilità di denaro da potersi comprare locali, ristoranti e pizzerie nei posti migliori di diverse città. Non sparano più e sono talmente simili a noi che non ci accorgiamo di loro. Il figlio di un capocosca calabrese della famiglia Bellocco (inquisita nelle questioni di Rosarno e degli immigrati) è stato arrestato mentre mangiava tranquillamente in un ristorante al centro di Roma, così come Antonio Pelle è stato preso in un ospedale pubblico mentre si preparava a subire un intervento.

E lo Stato non si accorge di come sia cambiato il sistema mafioso?
Non sempre. Il Codice di Procedura Civile non può comminare una semplice sanzione finanziaria a chi gestisce i subappalti: occorre adeguare gli strumenti per punire i mafiosi. Va bene la confisca dei loro beni ma non bisogna metterli all’asta. A Casal di Principe nessun cittadino onesto può mai pensare di comprare la villa di Sandokan costruita su imitazione di quella di Scarface. Il sistema giudiziario deve adeguarsi alla nuova forma che la mafia ha assunto.