Malitalia, storie di vittime senza voce

libreria edison pescara

Libreria Edison, Pescara

(Tratto da il Centro – di Sandro Marinacci)

«La palma è una pianta africana. Bella, sontuosa, vive nei posti caldi ma nel tempo si è acclimatata anche al nord. Piano piano ha risalito la nostra penisola, e oltre, ed è diventata parte di un paesaggio che non ha più i colori e i suoni delle sue origini.»

Quarant’anni fa, Leonardo Sciascia aveva parlato, per la prima volta, della teoria della palma che va al nord. Come la mafia che da Sicilia, Calabria e Campania oramai è radicata in quasi tutta l’Europa, in Canada e Australia. Si sono globalizzati i prodotti, le abitudini. Anche la criminalità organizzata.

Criminalità organizzata, nome e cognome: ’ndrangheta, camorra, mafia. Che oggi non sono più quelle della lupara. Si «infiltrano» nell’economia, nelle banche, nella finanza, e arrivano a condizionare la politica. Per la comunità di uno Stato di diritto, sono un nemico. Anzi, sono «il nemico».

Spietato e con nessun scrupolo, che con le sue leggi e i suoi «valori» tenta a costituirsi come anti-Stato per antonomasia. E c’è chi questo nemico lo combatte, un conflitto senza mezze misure.

Così Malitalia, libro e DVD (Rubettino editore, 179 pagine, 15 euro) dove i giornalisti Laura Aprati ed Enrico Fierro raccontano tutto questo. C’è il carabiniere ventenne, prima vittima dei Casalesi, trucidato alle tre del pomeriggio di un caldo luglio del 1982 a Marano in provincia di Napoli. La vita dedicata alla lotta alla mafia degli uomini della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Trapani, «dove bisogna avere pazienza come in una partita a scacchi e quando perdi non devi mai voltarti indietro a pensare». Devi andare avanti.

«Incontrare queste persone è stato un privilegio. Conoscere il sacrificio, la vita, le emozioni, dei giovani carabinieri del reparto Cacciatori di Calabria, ci ha spalancato le porte di un mondo fatto di dovere, lealtà, senso dello Stato. Abbiamo parlato a lungo con loro, li abbiamo filmati in azione sull’Aspromonte, li abbiamo visti penetrare in bunker inaccessibili. Abbiamo ascoltato la storia delle loro vite in clandestinità, le difficoltà quotidiane di chi ha moglie e figli e vive in un territorio estraneo.

A Trapani ci siamo incontrati con un gruppo di uomini che, da anni, danno la caccia a Matteo Messina Denaro, il boss considerato il nuovo capo di Cosa Nostra. Sono poliziotti per scelta di vita, lavorano in quella parte della Sicilia dove l’intreccio tra mafia e poteri istituzionali deviati è da sempre fortissimo». «Malitalia» è un volume a più voci, affidato alle penne di dieci inviati nei luoghi delle mafie, Fierro e Aprati ne hanno curato il canovaccio, il filo rosso che lega le diverse storie.

Un reportage che mozza il respiro, è come andare a teatro e assistere ai caroselli di sicari e dei mandanti, alle conseguenze di omicidi di mafia, i familiari delle vittime umiliati e offesi, scoprendo i fatti pubblici e i retroscena di un labirinto di omertà. Le testimonianze, le vicende e gli uomini, spesso dimenticati, di una guerra quotidiana. «Malitalia» è la raccolta, come racconta il sottotitolo, «delle storie di mafiosi, di eroi e dei cacciatori, di carnefici e vittime».

Già, le vittime: «E poi nel marzo del 1997 un viaggio a New York mi fa incontrare la ’ndrangheta. Sono sulle rive dell’Hudson, le giornate sono di ghiaccio e il vento sferza e ferisce ogni cosa. E in questo gelo incontro Caterina, una signora di 50 anni, calabrese. La sua storia racconta di una donna e della sua famiglia proprietari di un’azienda olivicola nella piana di Gioia Tauro. Lei non si piega alle richieste di estorsioni, le incendiano l’azienda, la minacciano. Caterina ha un marito dei figli e allora decide di vendere tutto e di emigrare per salvarsi da un destino bestiale e senza scampo. Chiede aiuto a un monsignore che la porta negli Stati Uniti a qualche chilometro da New York tra il verde e il fiume. E lì Caterina inizia una seconda vita come donna di servizio.

Caterina me la porto nel cuore e la rivedo, ogni tanto, nella grande casa sull’Hudson che mi sorride. Era con me mentre attraversavo l’Aspromonte. Era con me a San Luca, a Plati, a Reggio Calabria, decadente ponte tra la Sicilia e il continente. Forse questo libro è per lei e per quelli come lei che non hanno voce, e che possono essere calpestati senza che nessuno se ne accorga».

«Malitalia dunque», chiosano gli autori, «con i carnefici e i complici, gli eroi, i vigliacchi e gli indifferenti. Un pezzo di questo Paese dove però c’è tanta gente che ha un sogno: svegliarsi una mattina senza mafia per poter finalmente ammirare la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza e quindi della complicità. Sono parole di Paolo Borsellino». Al libro è allegato un dvd, che lo arricchisce. Un documentario dal vero che mostra le «facce», la lotta quotidiana di chi ha deciso di stare dalla parte della legge. Un documentario scandito dalle parole di don Luigi Ciotti e Dacia Maraini. – Sandro Marinacci