Palermo, i roghi le promesse e la grande truffa dei rifiuti

(Tratto da L’Unità – 3 giugno 2009 – pubblicato nell’edizione Nazionale, Sezione “Politica”)

Berlusconi e il sindaco hanno mangiato e noi siamo in mezzo alla munnizza». Quartiere Pallavicino, topi che corrono voraci tra i sacchetti di plastica sparsi sulla strada. Il venditore di frutta e verdura maledice i politici. Palermo puzzolente e esasperata, con i cassonetti che bruciano all’Addaura e a Mondello. Palermo che non crede alle promesse del sindaco. Diego Cammarata, l’uomo che ride. Sempre.

Di fronte al disastro ha giurato che entro sette giorni sette la città ritornerà pulita e splendente. Promessa di Silvio Berlusconi che da Roma ha mandato Guido Bertolaso. Lungo vertice in prefettura per partorire la solita idea: mando l’esercito. Come a Napoli: dove hanno fallito commissari straordinari e improbabili manager dagli stipendi milionari, arrivano i nostri. Ignazio La Russa si fa venire i mal di pancia. «Va bene l’esercito, ma non diventi una abitudine». Ma nessuno gli dà retta. Comanda Bertolaso: l’emergenza monnizza è uno sporco affare politico interamente targato Pdl, si vota e non è l’ora dei dubbi.

Perché qui a Palermo la lotta tra i ras berlusconiani si combatte anche sui cassonetti. E sull’Amia, il carrozzone da 3mila dipendenti e con una voragine da 170milioni, da sempre terreno di caccia degli uomini di Forza Italia. Padrone assoluto della società dal 2001 al 2008 è Vincenzo Galioto (77344 euro i compenso per il 2008), medico dentista e soprattutto fedelissimo di Gianfranco Micciché, ex golden boy berlusconiano. Presidente dell’Amia, con un cda che non ha mai visto neppure l’ombra di un manager, inzeppato com’era di medici, avvocati, infermieri, ex galoppini pensionati. E’ nell’era Galioto che la società si proietta negli Emirati Arabi. Dalla relazione di bilancio 2007: “E’ proseguito l’impegno per la definizione di alcuni contratti di gestione dei rifiuti nelle municipalità di Abu Dhabi e Al Ain e sono state preparate le gare per la gestione delle discariche di Djebel Cherik, di Bizerte e di Sfax in Tunisia”.

Come è finita è noto: viaggi e bagordi a Dubai, cene da 800 euro, alberghi a cinque stelle, mangiate allo Sheraton e serate al Millenium. Cosa da nababbi. Scene da cinepanettone, con l’idromassaggio in camera e le ricevute di supermercati e farmacie allegate al rimborso. “Nella missione dal 17 al 21 marzo 2006 – si legge in un dossier del Pd – l’Amia spese 20mila euro”. L’obiettivo: esportare la raccolta differenziata all’estero. Una autentica bufala, visto che a Palermo durante l’era Galioto la differenziata era al ridicolo livello del 4%. Al di sotto della percentuale italiana, molto piu’ giu’ finanche di quella siciliana, che la Corte dei Conti ha giudicato “lontanissima” dall’obiettivo del 35% fissato per legge. Nel 2005 il cda dell’Amia decide di acquistare 30mila contenitori portasachetti prodotti dalla “Uildesign” di Assago per la modica cifra di 73mila euro.

Ai quali ne vennero aggiunti altri 10mila e passa per la distribuzione attraverso “Il giornale di Sicilia”. “L’operazione serve a sensibilizzare i palermitani alla raccolta differenziata”, giurò Galioto. Intento nobile che non convinse la Corte dei Conti che giudicò l’intera operazione «negligente e irrazionale», inutile, fatta senza badare ai costi e chiese i danni. Una gestione dissennata quella dell’Amia, che però non ha compromesso la carriera politica di Enzo Galioto. Abbandonato al suo destino di ex potente l’amico Micciché si è fatto eleggere a Palazzo Madama ed è passato armi e bagagli nella corrente di Renato Schifani, il presidente del Senato. Senza dimenticare il sempre sorridente Cammarata. L’amico sindaco meritevole di riconoscenza. Che nel marzo scorso, quando Galioto e i vertici dell’Amia vennero indagati per falso in bilancio, decise di non costituirsi in giudizio, non li querelò.

Tra gli interessi della città e quelli degli amici non ebbe dubbi: scelse gli amici. Uno sporco affare politico, ma ora ci pensa Bertolaso, l’uomo che risolve i problemi di Berlusconi. Manderà i militari a raccogliere la munnizza. E gli stipendi dei 3mila netturbini dell’Amia assediata da creditori e pignoramenti, chi li pagherà? Non c’è problema. Ci penseranno Schifani e Berlusconi. Una leggina, un “milleproroghe” si trovano sempre. E i bagordi “azzurri” di Dubai li pagheranno gli italiani.

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