Messina Denaro raccontato dal suo ex ambasciatore

(Tratto da La Repubblica – di Salvo Palazzolo)

Parla l’uomo scelto dalle cosche trapanesi per trattare col mondo economico.

Palermo. “Matteo Messina Denaro è diverso dai Lo Piccolo, non va in giro con le santine, ha una cultura superiore ai suoi complici. E di certo, ha una veduta più ampia, un modo di gestire gli affari molto dinamico, che si estende su più fronti”. Si racconta per la prima volta in un’intervista Nino Birrittella, l’imprenditore un tempo fidato del vertice mafioso di Trapani, oggi diventato “dichiarante” in alcuni dei processi di mafia più delicati. “Qui le imprese prima si associano a Cosa Nostra e poi a Confindustria”.

E’ una drammatica testimonianza quella che emerge nel film documentario di Laura Aprati ed Enrico Fierro “Malitalia, storie di mafiosi, eroi e cacciatori”, libro-Dvd appena pubblicato da Rubbettino. “Io avevo un ruolo apicale nella gestione della famiglia di Trapani fino al mio arresto, nel novembre del 2005”, racconta Birrittella. Era stato il boss Vincenzo Virga, il referente di Bernardo Provenzano, ad assegnare all’insospettabile imprenditore, già presidente del Trapani calcio, ruoli sempre più importanti. “La mafia si sedeva al tavolo con il politico di turno per la spartizione dei lavori”, racconta oggi lui.

Il libro-dvd sarà presentato il 13 novembre a Trapani, al palazzo della Provincia. Parteciperanno il questore Giuseppe Gualtieri, il capo della squadra mobile Giuseppe Linares, il giornalista Rino Giacalone e Margherita Asta. Il giorno dopo, alla libreria Mondadori di Marsala (piazza della Repubblica) altra presentazione con il sindaco Lorenzo Carini, Salvatore Inguì (di Libera), il sostituto procuratore Andrea Tarondo, il questore Gualtieri e il capo della Mobile Linares.

Si parlerà del sistema creato dal latitante Matteo Messina Denaro: “E’ ormai diventato un monolite – spiega Linares nel film inchiesta – un sistema purtroppo tacitamente accettato, dove solo sporadicamente i capimafia hanno dovuto ricorrere a spargimenti di sangue”.

Spiega ancora il capo della Mobile, che da anni dà la caccia a Messina Denaro: “Rappresenta l’anello di sintesi di un modo antico di essere mafioso. Ma è riconosciuto come l’uomo nuovo, quasi come una divinità. Nelle intercettazioni abbiamo sentito: noi dobbiamo adorare u siccu. Non solo perché è un superiore gerarchico, ma perché rappresenta qualcosa di più”.